CENNI E RIFLESSIONI SU
SAN FRANCESCO E SANTA CHIARA

di Rossella Migliorini

 

SAN FRANCESCO

Francesco nasce ad Assisi nell'inverno del 1182, da Pietro di Bernardone e Madonna Pica, una delle famiglie più agiate della città. Il padre, commerciante di spezie e stoffe,  desiderava avviare al più presto il figlio alla sua stessa attività.  Francesco però da una vita giovanile spensierata e mondana, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi si convertì al vangelo. Lo visse, con estrema coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le contrade l’amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della Passione. In Lui come nei più grandi mistici si reintegrò l’armonia con il cosmo. E finalmente, nell’orto di S. Damiano, ad Assisi, ammalato, quasi cieco, piegato dalle Stimmate, dopo una tormentosa notte insonne, intonò il Cantico delle Creature, il più alto inno di ringraziamento e lode. In quella serena letizia morì, pochi mesi dopo, ad Assisi, il 4 Ottobre 1226. Aveva vissuto quarantaquattro anni. 

S. Francesco, persona vera che , attraverso il suo silenzio interiore e, all’eroica e gioiosa sofferenza, perde ogni impurità terrena, donando così, alle origini della poesia italiana, il ricongiungimento naturale tra Creatura e Creatore.>  

Respirando l’armonia dell’universo, scrive il grande cantico di Frate sole, che non nacque certo da un momento di abbandono, ne da una sublimazione dell’estasi, ma da un atto d’amore puro verso il Creato, che ai suoi occhi, non era altro che la vista di Dio e quindi pura conoscenza. 

Umiltà bellezza e amore, sono le tappe che gli consentono la comprensione della terra e della terrenità, e che anche ad essa, si doveva cura e devozione. 

A tutte le creature si rivolge coi dolci nomi di Fratello e Sorella, tutto comprendendo, con il suo semplice e penetrante cuore.. 

È la riscoperta della piena fraternità cosmica, intimamente legata alla paternità universale di Dio, come dice con emozione P. Eloi Léclerc quando ricorda che Francesco apporta all'ispirazione biblica una nota completamente personale ed originale. Non si accontenta di lodare Dio per le sue creature; egli fraternizza con loro. E questo è l'aspetto nuovo. Ciò che colpisce di più, in effetti, nel Cantico, è di vedere chiamato ogni elemento cosmico "frate" o "sora". Francesco non conosceva il sole, né il vento, né l'acqua, né il fuoco, ma "frate sole", "frate vento" "sora aqua", "frate foco".... Non è qui, per lui, un semplice modo allegorico di parlare. Egli prova realmente, nella vita di tutti i giorni, sentimenti fraterni nei confronti delle creature più umili.  

In questa umanità un po’ squadernata, il bisogno di riconciliazione e di armonia resta per tutti una grande necessità, anche se nascosta nelle sfere profonde dell’essere. Sono i fermenti religiosi e la spiritualità di quel secolo che sfociano nella domanda di futuro e nel bisogno immediato di infinito, che ispirano il Cantico. 

Le note dense e pacate di esso, lo stupore e la commozione di Francesco incrinano ed attraversano il pensiero e le passioni, coinvolgendo anche  le autorità e la cultura del suo tempo. Quel mondo e questo mondo affannato, in corsa, non redento dalle profezie e dagli ammonimenti sulla fine del mondo e sul giudizio ultimo di un Dio severo, stanco e spossato dai poteri in lotta ha saputo e sa ancora avvertire il sorriso e la parola di Francesco, è ancora capace di ascoltare il grido che evoca la potenza rivoluzionaria dell ’Amore e della Fraternità.. 

Francesco dà voce a sentimenti elementari; il suo sguardo di fanciullo libera il mondo dalla materia dal gravame del male che l’antico peccato gli aveva attribuito e lo riunisce con il mondo dello spirito. 

Questo è lo spirito del Creato e Creatore che permea ogni scritto di Francesco  e in cui vi troviamo sempre  bellezza e purezza che si librano verso la luce di Dio.

Questi temi ricorrono in un girotondo senza tempo ma, solo rileggendo le righe dettate con il cuore del grande Santo, ripensiamo all’attualità delle sue parole che ci toccano dentro una ad una lasciandoci pieni dei respiri del Creato e del Creatore.

 


 

SANTA CHIARA

Chiara nasce ad Assisi nel 1193/1194 la data sembra non essere certa, Di nobile e ricca famiglia, conquistata dall’esempio di S. Francesco, lo raggiunse alla Porziuncola. Fondò l’Ordine femminile delle “povere recluse di San Damiano” (chiamate in seguito Clarisse) di cui fu nominata badessa e di cui Francesco dettò una prima Regola. Chiara scrisse poi la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il “privilegio della povertà”. Erede dello spirito francescano, si preoccupò di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salvò il loro convento dai Saraceni.

Il giorno delle Palme dell'anno 1212, alla sera, Chiara fugge dalla casa paterna e va a raggiungere Francesco e i suoi fratelli che la aspettavano a Santa Maria degli Angeli. Lì, abbandona i suoi abiti preziosi ed indossa quelli della penitenza. Francesco gli taglia i capelli in segno di consacrazione, poi la conduce al monastero delle benedettine di San Paolo di Bastia, non lontano da lì. A partire da questo momento, la giovane dolce e scialba, si rivela piena di energie e di tenacia incrollabile, senza perdere nulla della sua dolcezza. Il suo gesto costituisce infatti una rottura di una audacia inaudita a quell’epoca.

 Cosa dire di due Santi, che pur essendo di sesso diverso li troviamo di una similitudine di pensieri quasi fossero uno parte dell’altro, e nello stesso tempo per quell’epoca anche così rivoluzionari e contro corrente e cosa fecero poi, di così eclatante da renderli Santi?

Se li analizziamo da lontano sono entrambi come una miniatura, non si vede gran che, ma osservandoli bene, da vicino, si scopre un mondo meraviglioso dove ogni dettaglio porta e apre nuovi orizzonti.  Ci si rende conto,in particolare, che Chiara e Francesco hanno amato Cristo in modo straordinario.

Fu proprio questo loro modo di amare così profondo che li fece divenire poli catalizzatori di folle, “maestri di vita” e perfetti imitatori di Dio. Dal canto suo Chiara indicava Francesco come “L’amante autentico di Cristo e il suo imitatore”.

Ci si potrebbe anche chiedere se Chiara fu una semplice copia di Francesco, ma da documenti pervenuti Lei non la pesava così, Lei si presenta come "-la sua pianticella-" e chiama lui "-il giardiniere-". Ma se il giardiniere assicura alla pianta il suo sviluppo, non ne modifica la sua natura: l'aria, l'acqua, la linfa che la nutrono non vengono da lui. Chiara afferma che tutte le grazie vengono da Dio, il Padre misericordioso e che la sua linea di condotta è tratta da Dio, anche se spesso per mediazione di Francesco.

Entrambi per nascita e per le scelte operate, rappresentano una svolta nel secolo XIII e scuotono la dinamica della società, della campagna verso la città. Appartengono ai due mondi che seppur diversi sono paralleli. Riescono a vivere una terrenità unitamente ad una consacrazione a Dio che tutti noi vorremo raggiungere, ma che purtroppo, noi “umani”, stentiamo a comprendere e ad interagirci.

Riescono ad inglobarsi in quella universalità di sentimenti verso Dio, il prossimo e la natura, che li fa diventare parti di un tutto, quel tutto che per noi è ancora irraggiungibile.

Vivono una comunione di pensiero e di azioni del tutto nuova per quei tempi che spesso può sembrare anche irriverente o spregiudicata a chi, profano, li osserva dall’esterno, ma da quell’esterno privo di sentimenti che possono innalzare le menti prive di evoluzione.

Dobbiamo prendere esempio e insegnamento dal modo di vivere la quotidianità che a noi tanto pesa e che per loro, era diventata di una semplicità quasi disarmante. I loro insegnamenti, leggendoli e cercando di farli diventare parte di noi, possono aiutarci ad un “sentire” quotidiano diverso e ad affrontare le angosce di ogni giorno come una benedizione e una unione con Cristo.

 

 


 

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